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Consigli per la coltivazione

Coltivare il pomodoro grinzoso
Coltivare il carciofo sanminiatese
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NE PARLIAMO OGGI:
Coltivare il carciofo sanminiatese
Ottimo a pinzimonio con un buon olio extra vergine, conosciuto da tutti come il carciofo di collina, amato dai contadini delle nostre campagne. Chi lo conosce bene lo posiziona a solativo, magari su terrazzamenti con terreno pesante, con una buona percentuale di argilla.




Prima del 1950 il carciofo sanminiatese rappresentava la coltura orticola principale del nostro territorio, nel catasto leopoldino si trovano particelle espressamente descritte come “carciofaia”.
Per avere un’idea dell’importanza economica del carciofo prima degli anni ’50 sono sufficienti alcuni dati:
su un totale di 500 ettari di carciofaie nel Valdarno inferiore circa 160 ettari erano coltivati con il carciofo sanminiatese esclusivamente su terreni collinari ciglionati.

Dal 1950 in avanti, quando iniziò l’industrializzazione e i giovani lasciarono le campagne sanminiatesi per scendere a valle e lavorare nelle concerie i contadini iniziarono a vendere i carducci agli agricoltori delle campagne romane, in meno di 5 anni nacque nel lazio uno dei più importanti comprensori per la produzione del carciofo romanesco. Favoriti dal clima, gli agricoltori delle campagne romane vinsero la battaglia del carciofo al mercato di Firenze, piazza di riferimento per gli agricoltori sanminiatesi, mandando definitivamente in pensione il carciofo di collina.


Pochi contadini continuarono a coltivare con passione il carciofo sanminiatese, finché nel 2002 un gruppo di giovani agricoltori decise di occuparsi nuovamente di questa meravigliosa pianta. E’ iniziata così una vera e propria valorizzazione del prodotto sia a livello agronomico che di marketing.
Quest’anno siamo alla terza edizione della mostra mercato del Carciofo Sanminiatese, si terrà a San Miniato il 23 aprile dalle 10 in poi in piazza del popolo, i risultati della valorizzazione di questo ortaggio sono molto importanti: siamo passati dalle 2700 piante censite nel 2002 alle 10.000 piante del 2005 con una crescita esponenziale prevista per i prossimi anni. Il carciofo sanminiatese dal 2005 ha un marchio registrato, un disciplinare di produzione e viene venduto con delle fascette numerate.

Ecco una scheda tecnica perché possiate produrlo anche voi a casa:

Per procurarsi i carducci si scelgono le piante più belle e più produttive e nel mese di novembre si prelevano i carducci in eccesso rispetto alla pianta madre.
Impianto si effettua in pieno campo nel mese di novembre oppure a marzo con un cavicchio si fanno dei buchi nel terreno grandi quanto la piantina (carduccio) che deve essere infilata in terra per non più di 7/8 centimetri.
Il sesto d'impianto per il sanminiatese è 2 metri fra le file e 1 metro sulla fila

Preparazione del terreno: cercate un posto a solativo nel vostro orto con terra mediamente argillosa ma ben drenata (fosse laterali o tubi da drenaggio) fate una lavorazione a circa 60/70 centimetri, manualmente con la vanga (a buche singole) oppure con l'aratro ripuntatore (ripper), è possibile utilizzare il ripuntatore purché il terreno sia pulito. Rifinite il terreno con un erpice (fase da effettuare poco prima del trapianto), preparate il terreno con un concime organico: io utilizzo il Biopellet dell'Irundo con sangue secco, aggiungete del solfato di potassio granulare (l'unico ammesso in agrticoltura Bio) e della cenere di legna

Difesa: Il carciofo sanminiatese se è ben coltivato ha pochi problemi di tipo fitopatologico, può essere attaccato dagli afidi, in questo caso intervenite con Piretro e zolfo bagnabile (Tiovit).
Per difendersi dai topi effettuate lavorazioni profonde in settembre/ottobre appena spuntano le nuove piantine.