![]() |
|||
![]() |
![]() |
||
| |
|
![]() |
||
Di Daniele Vergari Un paesaggio mediterraneo che in Toscana trova le sue origini La regimazione delle acque superficiali nelle aree agricole è un patrimonio culturale antico e consolidato in tutto il bacino del Mediterraneo. Le antiche popolazioni agricole, dal medio oriente fino alla Spagna e alla Francia, avevano acquisito fin dal I millennio a. C. i criteri essenziali per la costruzione di opere idrauliche – muri, terrazzi, canali e altro – pervenute fino a noi sotto forma di reperti archeologici o nelle descrizioni riportate nei testi classici. ![]() Saggi di agricoltura - Giovan Battista Landeschi Si sono così creati in tutta l’area mediterranea una serie di paesaggi agrari e rurali caratterizzati dalla presenza diffusa di sistemazioni idraulico agrarie come terrazzamenti e – solo molto recentemente - ciglionamenti, con caratteri propri e distintivi tipici di ogni area perché, come diceva un grande geografo, Henri Desplanques, il paesaggio è “un complesso di natura e di storia” e il paesaggio agrario si rivela così espressione di una società, della sua storia, civiltà, cultura e, perfino, della psicologia di un popolo. ![]() Un paesaggio che trova origine nella sintesi fra agricoltura e territorio dove “una grandissima parte di quello che noi chiamiamo naturale, non è; anzi è piuttosto artificiale: come a dire, i campi lavorati, gli alberi e le altre piante educate e disposte in ordine, i fiumi stretti infra certi termini e indirizzati a certo corso, e cose simili, non hanno quello stato né quella sembianza che avrebbero naturalmente.” E la storia delle sistemazioni idraulico agrarie nasce nel medio oriente secoli addietro per essere poi trasportata in occidente trovando in Toscana negli ultimi due secoli uno dei punti di massimo sviluppo. ![]() Il ciglionamento, ormai difficile a trovarsi, (in Toscana è tipico delle aree del pistoiese e della bassa valdelsa) era realizzato sulla collina formata da sabbie e argille plioceniche, tufi vulcanici, ecc. con pendenze inferiori al 40%. La scarpata o ciglio è realizzato in terra battuta con un cotico erboso che ne assicura la stabilità, mentre sul piano soprastante si trovava la coltivazione arborea associata al grano. Il terrazzamento, usato fin da epoche remote nelle aree declivi dalle più antiche civiltà di tutti i continenti per regolare il flusso delle acque e rendere pianeggiante il terreno, ha permesso ai popoli del mediterraneo le grandi possibilità produttive legate alla cultura della vite e dell’olivo. Terrazzamenti di vario tipo si trovano diffusi in tutta la Toscana nelle aree collinari del Chianti o appenniniche come il Casentino, ma sono presenti in Liguria (Cinque Terre), in Grecia, nel sud della Francia, in Spagna, nell’africa sub-sahariana dal Marocco all’Egitto, per trovarsi poi in tutto l’estremo oriente dove l’agricoltura ha visto le prime innovazioni decine di secoli fa. La necessità di una continua manutenzione e l’onerosità della stessa hanno portato ad una rapida scomparsa o all’abbandoni di questi “monumenti” dell’agricoltura. ![]() Accanto a terrazzi e ciglioni, espressione della cultura agronomica italiana - e in particolare toscana – nacquero nel XIX secolo modelli più innovativi di sistemazioni idrauliche dei versanti realizzando l’unità a spina e poi il cavalcapoggio, il girapoggio, le fosse livellari, e cosi via. Tutte queste sistemazioni idraulico agrarie cercavano di ridurre o di sostituire la lavorazione del terreno più antica e più diffusa: il rittochino ovvero la lavorazione secondo la linea di massima pendenza. Una soluzione poco dispendiosa ma soprattutto facile da realizzare che però, in particolari circostanze poteva essere responsabile di enormi processi erosivi con formazioni di calanchi e fossi. ![]() Da un punto di vista agronomico le sistemazioni idraulico agrarie sono fondamentali: in pianura hanno la funzione di allontanare le acque in eccesso in modo da rendere sani i terreni, favorire l’approfondimento radicale ed accrescere così la produzione; nelle terre declivi la sistemazione assolve altri compiti importantissimi riducendo la velocità e la quantità delle acque che scorrono in superficie, favorendone la percolazione in profondità rallentando il deflusso delle acque ma soprattutto assicurando stabilità ai versanti e riducendo fortemente i processi di perdità di fertilità del suolo per dilavamento o erosione. Un fenomeno che oggi è ritornato ad essere particolarmente intenso. Si assiste ad un processo di “desertificazione” generalizzato accentuato dal fatto che negli ultimi decenni queste sistemazioni sono state distrutte ed eliminate a causa di una crescente meccanizzazione agricola e della specializzazione colturale. Un modello di agricoltura che adesso segna il passo perché scarsamente sostenibile anche nel breve periodo. Ad aggravare le difficoltà di questo modello agricolo ci sono anche i fenomeni legati a quell’ampio processo definito dagli esperti “Global Change”. ![]() Il cambiamento climatico si sta esprimendo nell’area mediterranea con varie modalità fra cui la più importante sembra essere la variazione del regime pluviometrico: l’intensità delle piogge aumenta concentrandosi in periodi sempre più ridotti con il rischio concreto di aumentare, nelle aree e nei territori più “fragili” e “sensibili” come le colline plioceniche, i processi erosivi con gravi conseguenze sul dissesto idrogeologico. Le poche sistemazioni idraulico agrarie ancora presenti, anche se abbandonate e trascurate, sembrano ancora oggi resistere richiamando su di loro l’attenzione degli esperti. ![]() da sinistra Fabio Panchetti, Roberto Scalacci e Daniele Vergari Ma è possibile oggi riproporre la realizzazione delle sistemazioni idraulico agrarie in aree collinari e montane? La risposta può essere positiva solo tenendo conto della loro economicità e della possibilità di introdurre un nuovo modello di agricoltura sostenibile considerando anche i benefici che l’intera collettività potrebbe avere dal mantenimento dei versanti e dalla prevenzione del dissesto idrogeologico. E questo vale non solo per la Toscana ma anche per tutta l’italia e le aree del bacino mediterraneo estremamente sensibili ai processi erosivi. In questo dibattito tecnico e scientifico la Toscana parte avvantaggiata perché nella sua storia ha visto e affrontato questo problema realizzando proprio quel laboratorio di sperimentazione e di innovazione agronomica. E tutto questo non è avvenuto qualche anno fa ma nella seconda metà del XVIII secolo quando un umile parroco, Giovan Battista Landeschi, prese possesso della sua chiesa a Sant’Angelo a Montorzo, nei pressi di San Miniato. Trovò “i fondi della Parrocchia nell’ultima desolazione. Piagge inculte e dirupate, con poche piante, e quelle in cattivo stato.” Con coraggio e pazienza Landeschi iniziò a convertire non tanto le anime dei suoi parrocchiani ma le terre nei pressi della chiesa trasformandole in “una delle più ridenti e graziose colline che circondano la Città” di San Miniato. L’innovazione agronomica promossa dal parroco samminiatese cadeva in un momento particolare. Conclusasi nel 1737 l’esperienza della dinastia medicea, Il piccolo Granducato, viveva un momento di rinascita culturale che troverà la sua massima espressione sotto il principato di Pietro Leopoldo. Su questa società si abbatterà l’ultima grande carestia del XVIII secolo: tra il 1763 e il 1766 una serie di anni climaticamente sfavorevoli porta alla rottura del fragile equilibrio agricolo ed economico toscano. Il 1764 le fioriture furono danneggiate dai “freschi umidi e dalle nebbie”. Il 1765 fu ancora peggio: secondo la testimonianza di Giovanni Targioni Tozzetti riportata nell’Alimurgia, il freddo “fra le ore 2 e 4 della mattina del 14 aprile 1765 in momenti bruciò nelle pianure della Toscana gli Occhi delle viti, dei Peschi dei Fichi dei Noci...”, tanto che " da molti anni in qua abbiamo perso la bussola e non si riconoscono più le stagioni...abbiamo avuta la primavera nell'inverno, l'inverno nella primavera, la primavera nell'estate e l'estate è iniziata a mezzo settembre".Insomma, anche secondo altri studiosi del periodo, il clima stava cambiando:”l'ordine antico delle stagioni pare che vada pervertendosi, e qui in Italia è voce comune, che i mezzi tempi non sono più.". Nel 1766 la carestia imperversò come due anni prima. La situazione della toscana sarà grave fino al 1767 quando le riforme leopoldine introdussero un cambiamento epocale: la libertà di commercio e di libera circolazione del grano. I cambiamenti climatici del periodo – allora come oggi – sono stati gli elementi scatenanti della crisi di quegli anni che non coinvolse solo la Toscana ma - con modalità diverse - tutto il bacino mediterraneo. Ed in questo periodo la Toscana giocò un ruolo unico in tutta Europa: la realizzazione di nuove forme di sistemazioni idraulico agrarie come i ciglionamenti, profonda innovazione agronomica che non si sviluppò negli ambiti accademici ma, diremmo oggi, “sul campo”. Nell’arco di vent’anni Giovan Battista Landeschi realizzò un innovativo metodo per regolare il deflusso delle acque superficiali con “fossette” e “pescaioli” corredato da ciglioni in terra che ancora oggi sono presenti nei poderi di Sant’Angelo a Montorzo. Ma il suo ruolo non si esaurì solo in un contesto locale: raccolse i suoi insegnamenti in un volume “Saggi di agricoltura di un parroco samminiatese” edito nel 1775 che ebbe grande diffusione. I suoi precetti furono di stimolo per tutti gli agronomi delle generazioni successive. Grazie alla sua opera Agostino Testaferrata – fattore di Cosimo Ridolfi – realizzò nella prima metà del XIX secolo l’unità a spina, la più perfetta delle sistemazioni idraulico agrarie per i terreni collinari. Si veniva così a creare quel modello di paesaggio toscano oggi patrimonio condiviso a livello mondiale.Alla base di questo paesaggio vi sono un insieme di conoscenze tradizionali legate all’agricoltura che trovano la loro sintesi ideale in un opera agronomica che - sempre con le parole di Desplanques “ non ha cancellato gli elementi fondamentali del rilievo, dei terreni e dei fiumi o del clima, ma li ha più o meno modificati”.Un rapporto e un modello di sviluppo fra uomo, agricoltura e territorio così ricco e profondo che forse oggi potrebbe essere trasmesso dalla Toscana a tutto lo spazio mediterraneo. |
alta risoluzione (circa 38mb) |